
Chi sono
Il mio sguardo sul mondo è guidato da una duplice natura: quella del geologo ricercatore, abituato a leggere la storia della terra negli strati della roccia, e quella del disegnatore, che cerca di restituire quell'armonia attraverso il segno lento della matita.
Nelle mie opere, l’ambiente non è un semplice sfondo, ma il protagonista di una narrazione che celebra la forza e l'imponenza della natura. Tuttavia, la mia ricerca non ignora la fragilità del nostro territorio. Attraverso l’uso meticoloso delle matite colorate, cerco di evidenziare quanto la bellezza che ci circonda sia vulnerabile alle trasformazioni imposte dall'uomo.
Ho scelto di escludere quasi sempre la figura umana dalle mie composizioni. Preferisco che la nostra presenza sia avvertita solo attraverso le tracce che lasciamo: un sentiero, una rovina che si fonde con la vegetazione, testimoni di un passato in cui il legame con l’ambiente era più profondo e rispettoso. Il mio obiettivo è porre l'accento su ciò che oggi spesso non valorizziamo e che rischiamo di perdere per sempre.
Il mio stile, fondato su un realismo dettagliato e su un attento studio di luci e ombre, nasce dal desiderio di catturare la dinamicità del tempo atmosferico e la staticità della pietra. Invito chi osserva i miei lavori a entrare nel paesaggio, a percorrerlo idealmente per ritrovare quel senso di pace e di silenzio che solo la natura incontaminata sa infondere.
In questo processo, avverto una profonda analogia tra geologia e l’arte della matita. Ogni tratto di matita non è un semplice segno ma un sedimento che si sovrappone al precedente. Come ricercatore, osservo la realtà non per la sua superficie, ma per la sua storia stratigrafica. Sulla carta cerco di riprodurre quel meccanismo millenario dove la densità del colore diventa sostanza e la forma emerge da una sovrapposizione di velature. La mia opera è un carotaggio dell'anima: scavare nel visibile attraverso la ripetizione ritmica del segno, fino a raggiungere quel nucleo di verità che la fretta dello sguardo contemporaneo non sa più cogliere. Usare la matita è, per me, l'atto di rendere solida l'emozione attraverso la stratificazione del tempo.

